
Ritorna Orizzonte di valori. In vista di questo appuntamento ci sentiamo in dovere di declinare il significato del nome con cui abbiamo scelto di tenere a battesimo la scuola di formazione dedicata alla futura classe dirigente del nostro Paese. È, anzitutto, necessario riflettere sul significato semantico dei termini “orizzonte” e “valore”. Occorre poi prendere in considerazione sia le interpretazioni potenzialmente disfunzionali di questi termini, che quelle cui, al contrario, desideriamo ispirare la nostra attività politica.
Per “orizzonte” si intende la “linea circolare apparente che segna ai nostri occhi l’incontro del mare o della terra con il cielo”. Si tratta di un concetto che contiene in nuce l’idea di lontananza e di profondità prospettica. Il rischio di un malinteso rapporto con l’orizzonte è che le nostre azioni possano perdere il contatto con un obiettivo di lungo periodo, che può sembrare tanto lontano da trasformarsi in utopia risultando, di conseguenza, scollegato dalla pratica politica quotidiana.
Per “valore” nelle lingue romanze si è inteso la “somma di forza, coraggio e virtù”. Il rischio comportato dalla distorsione economicista del concetto, che ha trasformato questo termine in uno strumento di misurazione quantitativa del bene e del male, è che l’azione fondata sulla base dell’assolutizzazione dei valori segua il principio secondo cui in nome della loro affermazione nessun prezzo da pagare sia mai troppo alto.
Dobbiamo, quindi, guardarci bene da non cadere in una trappola solo apparentemente legata ad un gioco di parole.
Il nostro “orizzonte” deve essere ben visibile e, in quanto tale, sempre in grado di presentarci chiaramente l’obiettivo finale verso il quale è necessario concentrare ogni sforzo.
I nostri “valori” devono rappresentare l’elemento distintivo della comunità politica cui apparteniamo, costituendo una forza magnetica grazie alla quale attirare l’intera società italiana.
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