mercoledì 10 ottobre 2007

MOSTRA: Ripensare il vivere partendo dall'architettura


In Architettura alcuni seguono le trasformazioni e le leggi della tecnica per trasformarle in forme
architettoniche, altri le innumerevoli possibilità della costruzione mercificata per emergere nel mercato, o della manipolazione storica (falso storico e kitch) o della scoperta dell’ultima attesa per meravigliare. Ad altri appartiene invece una posizione critica, che ha scelto di dire no, che non si lascia coinvolgere, che è capace di rifiutare ma allo stesso tempo vuole proporre alternative. Solo se si è capaci di fare elaborazione culturale si potrà uscire dall’immobilismo incapacitante in cui versa ora la società e garantirsi il futuro; un futuro che non dovrà più essere il prolungamento dell’attuale postmodernità. Questi lavori vogliono affrontare il tema dell’identità e dell’innovazione nel campo dell’Architettura, sviluppando un approccio dinamico, nuovo, futuribile nei metodi costruttivi, nelle funzioni e nelle gerarchie (che inevitabilmente ogni tempo richiede), e al tempo stesso anche tradizionale, perché in forte relazione al luogo. Una visione sicuramente influenzata dalle letture di Guillaume Faye, intellettuale francese autore del
libro “Archeofuturismo”, dove si parla, tra le tante cose, di Arte ma non di Architettura.
I lavori proposti non hanno la pretesa di essere dei “dogmi teorici” ma semplicemente delle analisi che indirizzano, in modo molto libero, verso una direzione possibile per risolvere i problemi che la postmodernità ci pone. Alla luce del nuovo millennio e dei suoi inevitabili cambiamenti ci si interessa di identità in quanto se ne percepisce sempre più la perdita (per non dire la cancellazione forzata) portata avanti dalla globalizzazione, e poi perchè è fondamentale essere a conoscenza della storia e del percorso evolutivo del luogo di progetto, proprio per comprende in meglio e appieno quello che si dovrà progettare, “dialogando” con quanto esiste già. Ci si interessa di innovazione perché l’Architettura non può essere un qualcosa di statico e immobile, ma deve essere concepita come un continuo divenire, aperta alle continue innovazioni
tecnologiche e sociali, consapevole però anche del suo radicamento.

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